DEMBA

Quando è arrivata la guerra, tutto è cambiato. Nel mio villaggio, in Mali, lavoravo come elettricista e conducevo una vita normale. Poi il modo di vivere le nostre giornate è completamente cambiato. Io e la mia famiglia eravamo sempre chiusi in casa, non eravamo liberi di fare letteralmente nulla. Non si poteva dormire: pistole, spari ogni giorno e ogni notte senza fine. Non riuscivo neanche ad andare al mercato, temevo di non tornare a casa vivo.  

Ho pensato: se resto qui muoio. Meglio partire. E poi ero il figlio maggiore, la famiglia contava su di me. Quando ci siamo salutati, non ci siamo detti molto. Non c’erano molte parole. Ma ricordo che la mamma e il papà mi avevano avvertito, mi avevano detto che al mondo ci sono tante persone malvagie. 

Sono partito da solo. Ho attraversato il Mali in autobus fino al confine, poi il deserto a piedi, con poca acqua e poco cibo. Ho visto persone morire nel deserto, dal caldo e dalla sete. Al confine con la Libia ci hanno rubato tutto.  

Mi hanno tenuto rinchiuso in un campo per quattro mesi — era come una prigione, anzi peggio, era come l’inferno. Una notte sono venuti con le pistole e hanno preso ogni cosa che avevamo. Con le donne erano molto cattivi. Non posso raccontare tutto quello che ho visto. Non posso immaginare che mia sorella possa fare questo viaggio… 

Ho preso la barca dalla Libia, era sera. C'era tanta gente, anche donne e bambini. Ho visto una signora con due bambini piccoli tra le braccia, avranno avuto due o tre mesi. Mi viene da piangere a pensarci. Nessuno sapeva dove eravamo diretti.  

Quando sono arrivato in Europa ero felice, ma dopo poco tempo ho realizzato che non era ciò che mi ero immaginato. In Sud Italia ho lavorato in campagna raccogliendo pomodori, uva, pesche o quello che si trovava. Non mi pagavano. Ero ancora senza documenti e a quei "padroni" italiani non interessa nulla delle persone.  

Ero come uno schiavo. Mi sono ammalato. Avevo dolori dappertutto, non riuscivo neanche ad alzarmi in piedi. Il "padrone" mi ha fatto capire che non ero più il benvenuto. Sono andato via senza cure, senza medicine. 

Non mi sono mai arreso. Ho cercato altre possibilità, ho cambiato tante città, ho girato tutta l'Italia. A scuola di italiano, il maestro mi ha parlato delle montagne, delle Dolomiti: è grazie a lui che ho scoperto che esisteva l'Alto Adige. E così sono venuto qui. 

Stavo molto male, avevo problemi molto seri ai piedi. Mi hanno consigliato di recarmi al Parco Rossegger di Bolzano, dove ogni settimana c'è un ambulatorio medico mobile gestito da Volontarius e dalla Croce Bianca. Lì ho conosciuto Romina, un’operatrice del servizio Oltre la Strada. Lei mi ha ascoltato e mi ha messo in contatto con il progetto antitratta e antisfruttamento Alba. L'operatrice Elisabeth mi ha aiutato tantissimo con il lavoro, i documenti, le cure. Grazie a lei la mia situazione è migliorata.  

Ora faccio il falegname a Sarentino. Costruisco tavoli, porte, mobili dal legno grezzo, da zero. Sono contento prché è un lavoro importante: quasi nessuno lo conosce più. La paga è buona e riesco a pagare l'affitto. 

Sono stato accolto in una casa di accoglienza di Volontarius e lì ho potuto ricominciare. Ma sognavo di avere un posto tutto mio. Ho iniziato a cercare un piccolo appartamento da affittare, ma se hai la pelle nera qui è praticamente impossibile farcela da soli. 

Sto cercando di affittare un monolocale. È tutto quello che mi serve. La casa è importante per tante ragioni. Serve per avere una residenza, senza la quale non puoi fare niente. Serve per lavorare, per la privacy, per pensare.  

Per fortuna ho incontrato qualcun altro lungo il mio percorso che mi ha dato la spinta per continuare ad andare avanti: il progetto di accompagnamento all’abitare LGNet. Grazie ai consigli delle operatrici e degli operatori del progetto, ho imparato a gestire i miei risparmi e ad organizzarmi per la ricerca di una casa.  

Oggi partecipo ad un training abitativo e vivo in questo appartamento che si chiama Casa Comini. È un bel posto, vivo con altre cinque persone di culture e lingue diverse. Ho imparato a convivere con tutti. 

Trovare casa qui è difficilissimo. Da solo non si può fare quasi niente, se sei nero. Ho visto persone cercare un appartamento per due o tre anni senza trovare niente. Tre proprietari mi hanno già detto no. Tanti non vogliono affittare agli stranieri, soprattutto ai neri come me. Pensano che non manteniamo bene la casa. Ma non è vero. Dipende da chi sei, non dal tuo colore. 

Non ho parole per dire quanto mi hanno aiutato in Volontarius. Quando qualcuno ti aiuta non lo dimentichi mai. I nomi -a volte- li dimentico, ma i loro visi e il loro aiuto non lo scorderò mai.

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