FAMIGLIA MARTINEZ BETANCUR

Siamo Ana Milena, Pablo e Valentina. Arriviamo dalla Colombia, un Paese che amiamo, ma che purtroppo siamo stati costretti a lasciare. Vivevamo a Bogotà, la capitale, e la nostra vita era pressoché normale, almeno fino all’arrivo della pandemia.  

Con il Covid la situazione in Colombia è andata fuori controllo. Pablo aveva una piccola ferramenta. Dei gruppi armati hanno iniziato a chiedergli denaro. Finché un giorno lo hanno catturato e abbiamo dovuto pagare un riscatto molto alto per liberarlo. È stato molto spaventoso. 

Abbiamo fatto denuncia, ma le forze dell’ordine non sono mai intervenute. Le ultime minacce che abbiamo ricevuto erano chiare: 'Sappiamo dove abiti, sappiamo dove lavora tua moglie, sappiamo di tua figlia.' Valentina aveva 14 anni a quel tempo. Quando hanno menzionato lei, abbiamo capito che dovevamo andare via al più presto. 

Era troppo rischioso rimanere. In Colombia ci sono grossi problemi di estorsione, traffico di esseri umani e sfruttamento sessuale, anche dei bambini. 

Non abbiamo avuto il tempo di organizzarci. Pablo è partito per l’Italia appena è stato possibile. Poi hanno cercato anche noi. Anche se ci eravamo spostate in un’altra città più piccola, ci hanno trovate. Così non abbiamo avuto altra scelta che scappare anche noi. 

Qui a Bolzano siamo stati accolti dai servizi sociali e non finiremo mai di ringraziare per quello che abbiamo ricevuto. Anche in Colombia ci sono dei servizi di assistenza per le persone in difficoltà, ma mai avevamo immaginato che un giorno ne avremmo avuto bisogno anche noi.  

All'inizio Valentina ed io siamo state ospitate in una stanza d’albergo, mentre Pablo dormiva in un dormitorio per uomini. Eravamo sempre stati insieme e stare separati ci faceva soffrire molto. Eravamo avviliti, soprattutto per lui, che ogni sera doveva separarsi da noi. Si vedeva che era triste, davvero triste.  

In un secondo momento per fortuna siamo stati accolti presso Casa Conte Forni, una struttura di accoglienza gestita da Volontarius. Finalmente eravamo di nuovo tutti e tre insieme, e questo ha cambiato ogni cosa. Avevamo una stanza, un bagno in condivisione con altre famiglie e una mensa. Non c'era una cucina dove poter cucinare e a volte ci mancava preparare il nostro cibo, ma abbiamo imparato a mangiare di tutto e a conoscere e apprezzare la cucina italiana. Il team della Casa è stato fantastico: ci hanno insegnato tantissime cose e ci hanno dato la possibilità di essere autonomi. 

Per ottenere i documenti per poter lavorare abbiamo aspettato quasi un anno. Nel frattempo, studiavamo l’italiano, frequentavamo corsi professionali, cercavamo di andare avanti e di non perdere tempo. Non mi sono mai fermata e ho cercato di essere sempre attiva. È dura senza documenti, ma ci sono tante opportunità sul territorio che bisogna cogliere. 

La mattina lavoro in uno studio di commercialisti, mentre la sera faccio un secondo lavoro per arrotondare. Anche in Colombia mi occupavo di contabilità, così ho frequentato un corso finanziato dall'Unione Europea per aggiornarmi sulle procedure italiane e mi hanno assunto. Pablo lavora in un magazzino con contratto indeterminato, mentre Valentina frequenta la quarta al liceo delle scienze sociali e sogna di fare l'università di psicologia. 

Appena abbiamo ottenuto i contratti di lavoro indeterminati, abbiamo iniziato a cercare casa. Abbiamo fatto più di venti colloqui, ma nessuno ci accettava. A volte la difficoltà era legata al fatto che non siamo italiani. Non lo dicono esplicitamente, ma si sente, si capisce. Una volta un proprietario ci aveva già detto che la casa era nostra, poi ha chiamato il datore di lavoro di Pablo e ha chiesto una garanzia di 12 mesi di affitto in anticipo, oltre alla caparra. Non era possibile. 

Grazie al progetto LGNet abbiamo imparato molto su come si vive qui in Alto Adige. Ad esempio, ho avuto la possibilità di frequentare dei corsi con un avvocato che ci ha insegnato molte cose utili in merito ai diritti e ai doveri dei nuovi cittadini da un punto di vista giuridico. Per me è stato molto utile e consiglio a tutti di cogliere quest’opportunità di approfondimento.  

LGNet ci ha aiutato a gestire con maggiore consapevolezza i nostri guadagni. Anche Valentina ha potuto imparare molto, ad esempio, ha iniziato a scoprire il valore dei soldi e come iniziare a risparmiare grazie ad uno strumento molto utile che le è stato messo a disposizione: si chiama Kakebo Sociale ed è una sorta di quaderno dove pianificare le proprie spese e definire un piano di risparmio. Dopo che ha iniziato lei, tutti in casa abbiamo iniziato a utilizzare questo quaderno. 

Alla fine, grazie anche al supporto di Marta del progetto LGNet, abbiamo trovato il nostro appartamento. La proprietaria di casa è una signora italiana molto carina. Ci ha guardato in faccia e ha detto: ‘sì, va bene, l’appartamento è vostro’. Quel momento è stato bello, dopo tanti imprevisti. Ci è voluta tanta determinazione, tanta voglia di farcela. 

A volte arriva la tristezza e la nostalgia per ciò che abbiamo lasciato in Colombia. Ogni giorno ci sentiamo con i nostri parenti, ci mancano tantissimo. Ma non possiamo tornare a trovarli e non sappiamo quando sarà la prossima volta che li vedremo di persona. Molte persone che migrano purtroppo non riescono a rivedere la propria famiglia, mai più. Questa è la parte più difficile.  

A chi affronta un percorso simile al nostro vogliamo dire: bisogna essere molto pazienti. Fate un passo alla volta, non pretendete di avere tutto subito. Rispettate le regole. Piano piano tutto si metterà al posto giusto. 

Siamo stati fortunati. Abbiamo trovato tante persone che ci hanno aiutato. E questa Città ci ha dato qualcosa che in Colombia ci mancava da anni: la tranquillità.

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