La famiglia Qellal

Noi siamo la famiglia Qellal.
Siamo marocchini, ma abbiamo vissuto tutta la nostra vita in Libia.
Lì ho incontrato mia moglie, ci siamo sposati e Dio ci ha mandato questi due bambini.

Prima della guerra la Libia era bellissima.
I libici venivano in vacanza in Italia e gli italiani andavo in vacanza in Libia. Era un Paese ricco e bello.

Ma avevamo un problema.
A Tripoli non c’era l’ambasciata marocchina e non potevamo fare i documenti ai nostri bambini.

Quando la guerra è scoppiata non sapevamo cosa fare.
Senza documenti non potevamo andare da nessuna parte, i bambini non potevano uscire dallo Stato.

La vita in Libia era diventata pericolosa.
Mia moglie, in quanto donna, non poteva uscire da sola di casa. Aveva così paura che si barricava in casa.

Un vicino di casa mi ha avvertito che volevano rapire i miei bambini.
In Libia non c’era più un governo o le forze dell’ordine. La mafia prende i bambini e li obbliga a fare l’elemosina in strada per guadagnare.

Abbiamo trovato il coraggio per andare via.
Abbiamo venduto tutte le nostre cose: la macchina, la casa e tutto ciò che si poteva. Siamo rimasti senza niente.

Abbiamo preso la strada del mare.
Siamo saliti su una barca della morte, ma dopo sole tre ore di viaggio, abbiamo iniziato ad imbarcare acqua. L’acqua saliva velocemente e stavamo per affondare. Abbiamo chiesto aiuto ed è arrivata una nave di salvataggio di “Medici Senza Frontiere”. Se arrivavano 20 minuti dopo ci trovavano tutti morti annegati.

Durante il salvataggio Mohamed è caduto in mare.
Lui era sulla barca della morte e quando lo stavano mettendo sulla nave di salvataggio è scivolato in acqua. Grazie a Dio una volontaria si è tuffata e lo ha messo in salvo. Aveva solo 3 anni.

Finalmente eravamo tutti al sicuro.
La prima cosa che abbiamo fatto quando siamo arrivati in Italia è stato provare a fare i documenti ai bambini. È stato difficilissimo ma per fortuna, dopo molti tentativi e tanta pazienza, abbiamo ricevuto i loro documenti.

Abbiamo girato tutta Italia per trovare un lavoro.
Dalla Sicilia siamo arrivati a Roma. Poi da Roma ci siamo spostati a Bologna. Abbiamo passato tante notti e tanti giorni sulla strada. Una notte siamo rimasti fuori a -7 gradi con i bimbi ancora nel passeggino. Abbiamo pianto tanto.

Siamo arrivati a Bolzano.
Qui abbiamo trovato un centro di accoglienza di Volontarius che ci ha accolto. Avevamo finalmente trovato un posto caldo dove vivere. Quando ci hanno fatto vedere il letto non ci credevo! Ero così stanco che ho dormito due giorni di fila.

Abbiamo cercato a lungo una casa per noi.
Anche se avevo un lavoro, trovare una casa a Bolzano è difficilissimo. Tante volte ho trovato annunci di case in affitto, ma quando chiamavo, appena sentivano la mia voce, capivano che ero straniero e non volevano più parlare con me. Tante persone hanno paura degli arabi e non capiscono che una casa è molto importante per una famiglia, indipendentemente da dove provenga.

Grazie al progetto LGNetEA abbiamo trovato una casa.
Gli operatori sociali di Volontarius ci hanno aiutato nella ricerca di un posto dove vivere e ci hanno supportato con le spese.

Oggi viviamo in un appartamento ad Appiano.
Dopo molti anni difficili abbiamo finalmente trovato una casa tutta per noi. Senza Volontarius non so come avremmo fatto. Senza l’aiuto del progetto LGNetEA non avremmo mai trovato una casa. Siamo molto grati di questa opportunità!

Le nostre battaglie non sono finite.

Ma qui ci sentiamo a casa e possiamo dormire bene. Mia moglie ha la sua libertà e i miei bambini possono andare a scuola. Stiamo bene.

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