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03.08.2026

LGNET3 - Accompagnare verso l’autonomia

Dietro la ricerca di una casa c’è un percorso fatto di fiducia, relazioni e autonomia. È questa la sfida quotidiana del progetto LGNet3.

Sostenere una persona nella ricerca di una casa significa innanzitutto accompagnarla verso l’autonomia. È questo il principio che ritorna più spesso nel lavoro quotidiano di Stefano e Federica, operatore e operatrice di LGNet3, un progetto rivolto a persone migranti in situazione di stress abitativo, realizzato dalla Soc. Coop. Sociale River Equipe e da Volontarius ODV.

Stefano Vinci, bolzanino di 35 anni, laureato in psicologia all’Università di Padova, è approdato a LGNet dopo alcune esperienze professionali nell’ambito della grave marginalità e del lavoro con i minori. “Quello che mi ha sempre affascinato è il confronto con persone provenienti da culture diverse, con modi differenti di relazionarsi e di vedere il mondo”, racconta. Federica D’Andrea, invece, di anni ne ha 29 e si è laureata in Scienze per la Pace all’Università di Pisa. Il suo interesse per il tema delle migrazioni nasce già al liceo, grazie a un’insegnante particolarmente sensibile all’argomento. “Da allora non ho più avuto dubbi sul percorso professionale da intraprendere”, racconta.

Entrambi hanno iniziato lavorando nei centri di accoglienza straordinaria, dove hanno maturato un’importante esperienza nell’ambito dell’accoglienza e dell’inclusione. “Il nostro approccio in LGNet si basa sul potenziamento dell’autonomia – spiega Stefano –. Il nostro supporto non manca mai, ma il potere più grande resta nelle mani delle persone”. È questo il principio-guida dell’iniziativa: non sostituirsi ai beneficiari e alle beneficiarie, ma accompagnare le persone affinché siano loro a costruire gli strumenti necessari per gestire in modo indipendente il proprio percorso abitativo.

Il lavoro dell’equipe di progetto comincia molto prima della ricerca di un appartamento. Si lavora innanzitutto sulla stabilità lavorativa ed economica, aiutando le persone a confrontarsi con i requisiti richiesti dal mercato immobiliare. Poi si affrontano gli aspetti pratici: il contratto di locazione, la pianificazione delle spese, i diritti e doveri di chi affitta, l’orientamento tra residenza, utenze e servizi del quartiere. Nei training abitativi trovano spazio anche temi come la gestione della casa, il rapporto con il vicinato e la comunicazione tra coinquilini e coinquiline. “Noi ci siamo sempre – sottolinea Federica –, ma il nostro obiettivo è far capire che le risorse per costruire questo percorso appartengono prima di tutto alle persone”.

 “Il nostro supporto non mancherà mai, ma il potere è nelle mani dei beneficiari.”

Ogni operatrice e ogni operatore segue una decina di persone o nuclei familiari tra colloqui, accompagnamenti e incontri con assistenti sociali, proprietari e agenzie immobiliari. Un lavoro che, inevitabilmente, si scontra con un “abitare” che a Bolzano e provincia è sempre più inaccessibile. “L’emergenza riguarda tutti, ma per una persona migrante la ricerca di una casa è spesso ancora più complicata a causa della diffidenza e del razzismo”, osserva Stefano. A volte, infatti, basta pronunciare una nazionalità straniera perché una telefonata si interrompa. Altre volte il razzismo è esplicito. Federica ricorda ancora la visita a un appartamento insieme a un giovane proveniente dal continente africano. “Appena l’ha visto, il proprietario ha cambiato completamente atteggiamento e durante tutta la visita lo ha trattato con sufficienza, arrivando persino a chiamarlo ‛cioccolatino'”. È senza dubbio questa la parte più frustrante del loro lavoro. “Chiediamo alle persone di trovare un lavoro stabile, imparare la lingua, mettere da parte risparmi. Poi però, pur avendo tutti i requisiti richiesti, la casa resta una chimera. A quel punto è evidente che il problema non è la persona, ma il sistema”, concordano i due operatori, che per invertire la rotta ritengono necessarie politiche capaci di aumentare l’offerta di alloggi accessibili.

Le difficoltà, però, sono bilanciate – almeno in parte – dalle soddisfazioni che restituiscono il valore del lavoro svolto. Stefano pensa a Farid, giovane afghano conosciuto quando parlava pochissimo italiano e viveva una situazione di forte fragilità. “L’ho visto crescere poco alla volta. Ha imparato la lingua, ha trovato casa e oggi è autonomo. Mi ha colpito rendermi conto che, anche se avevo la sensazione di fare poco, per lui quel supporto aveva avuto un valore enorme”. Federica ricorda invece Edith, madre single con un bambino, costretta per mesi a spostarsi da un alloggio di fortuna all’altro continuando a lavorare senza sosta. “Non l’ho mai sentita lamentarsi, nonostante tutto quello che aveva passato, e quando finalmente ha trovato un alloggio abbiamo condiviso una gioia enorme.”

Dietro ogni percorso, quindi, ci sono persone che – come Farid ed Edith – cercano la possibilità di costruire una quotidianità stabile e un futuro autonomo. È proprio nell’accompagnare questo percorso, un passo alla volta, che Stefano e Federica riconoscono il senso del loro agire professionale.

LGNet3 è realizzato dalla Società Cooperativa Sociale River Equipe e dall‘Associazione Volontarius ODV per conto dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano (ASSB), coordinato dal Ministero dell’Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, in collaborazione con ANCI e finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027.