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06.12.2019

Festa dei Popoli

Qui il futuro è già presente

Paola Vismara, referente della Diocesi di Bolzano-Bressanone e organizzatrice della Festa, racconta la 7a edizione.

Dal palco ho svelato un segreto. Da adolescente dicevo: “La mia famiglia sarà il MONDO!”. Dopo 12 anni d’Africa, diversi viaggi e tante storie condivise, a Bolzano si realizza il mio sogno: avere una famiglia grande come il mondo, coloratissima, ricchissima di culture e tradizioni diversissime, ma tutte magnifiche! E far festa con questa grande famiglia!

Riempirei queste righe di “issimi”, tanto è l’entusiasmo vissuto nella 7a edizione della Festa dei Popoli - Völkerfestival, organizzata dalla Diocesi di Bolzano e Bressanone in collaborazione con l’Associazione Volontarius, che, a dispetto delle previsioni meteo incerte, è stata rallegrata dal sole, dalla brezza e anche dalla pioggerella, che non ha però disturbato la sfilata delle bandiere e delle nazionalità.

I tuoni minacciosi sono andati a sfogarsi altrove, mentre ai Prati del Talvera si “sfogava” tutta la ricchezza culturale delle varie associazioni, gruppi ed anche singole persone, fieri delle proprie radici culturali e nazionali!  Finalmente dava i suoi frutti l’immensa pazienza portata per tanti mesi. Come nelle precedenti edizioni, pian piano il “puzzle” dei vari aspetti dell’evento si è composto in tutti i suoi colori, sapori, suoni, ritmi e movimenti, creando un’autentica “esplosione”’ di gioia delle ritrovate e ri-espresse radici culturali.
Se qualcuno si chiedesse quali sono i motivi che spingono persone di ogni età e provenienza, magari con un lavoro faticoso e mal retribuito, a dedicarsi per quasi 9 mesi alla preparazione di questa Festa, troverebbe sicuramente la stessa risposta da molte persone provenienti da Paesi diversi: in questi 2 giorni “io sono io – noi siamo noi!”. Ognuno ritrova ed esprime la sua più profonda identità, non se ne vergogna perché in queste giornate i pregiudizi sono “vietati e sospesi”!

Mentre il tramonto di domenica ci cullava con le musiche di Skankin’ Drops, pensavo a quella parola tanto in voga ormai da diversi anni: “globalizzazione”. Il rischio insito in questo fenomeno è l’appiattimento dei popoli in un mondo tutto uguale, è lo strappo – non certo indolore - delle identità culturali secolari per lasciare il posto allo stesso stile negli abiti, nei ritmi di lavoro, nell’uso delle tecnologie, nelle musiche e balli in discoteca e in molti altri aspetti della vita.

Qualche giornalista l’ha chiamata la “Festa dell’Integrazione”. Perché? Basta aver visto la popolazione locale applaudire alla sfilata dei “diversi”!

Lì ci si accorge che i pregiudizi si possono sciogliere e distruggere avvicinandosi gli uni agli altri, magari dicendosi: “Ma quanto siete belli!”, “Ma com’è bello il mondo!”, “Ma che valore è la Diversità!”. Non c’è comizio o sit-in che possa vincere l’espressione di amicizia, di solidarietà, di vicinanza pacifica di cui i popoli sono capaci in questa Festa! Per questo essa è l’antidoto più potente ai germi di xenofobia e razzismo che qualcuno vuole seminare.

Quando i bambini, anche di soli 3 anni, vedono con i loro occhi moltissime persone dai colori diversi, ma che stanno tutte insieme nello stesso luogo, sorridenti e felici, quando vedono danzare giovani e adulti o piccoli coetanei in costumi tradizionali così belli e colorati da sembrare un film o un cartone animato, quando i profumi di cibi così diversi – che però si preparano mescolando gli stessi ingredienti – stuzzicano il loro appetito e la loro curiosità… come volete che crescano questi piccoli? Sono e saranno loro i “cittadini di domani”, sono e saranno multilingui e vivranno in loro la sintesi di almeno due culture, se non di più, traendo da ciascuna il meglio, se le istituzioni li aiuteranno ad elaborare questa sintesi.

Anche la 7° edizione della Festa è terminata, con lo strascico di stanchezza ma di grande soddisfazione: due giorni, come 2 sono le lenti degli occhiali. Eh sì, in fondo abbiamo creato ormai dal 2011 un paio di ‘occhiali’ che contrastano la miopia dilagante:  possiamo guardarlo, il futuro: è già qui, vicino, talmente vicino che possiamo chiamarlo “presente”, perché siamo tutti componenti dell’Unica famiglia umana!